Dopo settimane in semenzaio, le piantine sono pronte a uscire all'aperto. Il trapianto è un momento delicato: passare dal tepore di casa al terreno dell'orto è uno stress, e farlo bene fa la differenza tra piante che si bloccano e piante che ripartono con slancio.
Prima l'indurimento
Le piantine cresciute al chiuso non sono abituate al sole diretto, al vento e agli sbalzi di temperatura. Per questo si abituano gradualmente, con il cosiddetto indurimento: nei giorni che precedono il trapianto si portano all'aperto per qualche ora, in posizione riparata, aumentando man mano l'esposizione. Saltare questo passaggio significa rischiare foglie bruciate e piante che faticano ad attecchire.
- Scegli la giornata giusta: meglio un pomeriggio nuvoloso o la sera, mai nelle ore più calde.
- Bagna le piantine prima di estrarle dal vasetto, così il pane di terra resta compatto.
- Rispetta le distanze: ogni ortaggio ha bisogno del suo spazio per svilupparsi senza soffocare.
La messa a dimora
Si scava una buca poco più grande del pane di terra, si appoggia la piantina senza interrarla troppo — tranne i pomodori, che gradiscono il fusto un po' sotto terra per emettere nuove radici — e si rincalza delicatamente. Una pressione leggera intorno al colletto elimina le sacche d'aria e mette le radici a contatto con la terra.
Le prime cure
Subito dopo il trapianto si annaffia abbondantemente alla base, per assestare il terreno e dare il via alla ripresa. Nei giorni seguenti si tiene il suolo umido senza eccessi, e si protegge dal sole forte o da un eventuale ritorno di freddo con un telo leggero. Una pacciamatura alla base aiuta a mantenere costante l'umidità.
Con un trapianto fatto a regola d'arte, le piantine superano in fretta lo shock e cominciano la corsa verso il raccolto.